STORIE DI VITA



Benvenuto in storie di vita



Questa è una sezione del mio blog, dove io voglio appuntare tutte le storie che mi hanno fatto riflette e crescere, storie che molte volte mi hanno aiutato a superare momenti difficili o ad apprezzare quello che facevo in determinati istanti.


Nell'Abbazia di Westminster

Quando ero giovane e libero e la mia fantasia non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo.
Diventando più vecchio e più saggio, scoprii che il mondo non sarebbe cambiato, per cui limitai un pò lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio Paese.
Ma anche questo sembrava irremovibile.
Arrivando al crepuscolo della mia vita, in un ultimo tentativo disperato, mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia, le persone più vicine a me, ma ahimè non vollero saperne.

E ora mentre giaccio sul letto di morte, all'improvviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l'esempio avrei poi cambiato la mia famiglia. Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento, sarei stato in grado di migliorare il mio Paese, e chissà, forse avrei anche potuto cambiare il mondo.




Vincere le sfide

L’uomo che camminava veloce nella foresta era alto e robusto; dai lineamenti si poteva dire che fosse Americano. Indossava una maglietta colorata e un paio di pantaloncini corti; ai piedi portava grosse scarpe e sulle spalle uno zainoCamminava spedito e sicuro per quella stradina in terra battuta; in quel punto la foresta non era molto fitta.

La foresta improvvisamente sembrò aprirsi. Si vedeva il cielo azzurro e un caldo sole filtrava tra gli alberi. Era una piacevole sensazione e l’uomo si gustò quel momento: guardò il cielo, respirò forte e riprese energia. 

La stradina in quel punto si univa con un’altra strada che proveniva da destra. Dalla stradina di destra un altro uomo camminava veloce. Dai lineamenti si poteva dire che fosse orientale, fosse Giapponese.
Era piccolo, indossava una maglietta bianca, un paio di pantaloni che gli arrivavano alle ginocchia e delle grosse scarpe. Anche lui aveva sulle spalle uno zaino.

L’Americano camminava davanti veloce. Il Giapponese con piccoli passi si teneva a qualche metro di distanza.
 I due uomini si guardarono di sfuggita e continuarono a camminare in silenzio, veloci, insieme.

La foresta si fece più fitta. Non si vedeva più il cielo azzurro e i raggi del sole non riuscivano a penetrarla. La strada era diventata tortuosa e sconnessa.

La foresta era diventata intricata e minacciosa. Una sensazione di timore e di paura pervase i due uomini. Improvvisamente sentirono un forte ruggito provenire dalla fitta boscaglia. Realizzarono subito che si trattava di un leone. Accelerarono l’andatura e si misero a correre.
Un minuto di corsa ed il piccolo Giapponese si fermò, si tolse velocemente lo zaino, lo aprì e ne trasse un paio di scarpe da ginnastica.


L’Americano si accorse di questo movimento, tornò sui suoi passi, si avvicinò al compagno di viaggio e disse sorpreso: “…abbiamo un leone alle spalle e tu ti fermi a indossare le scarpe da ginnastica?! Con quelle scarpe pensi forse di correre più veloce del leone?”.
“Più veloce del leone no” rispose il Giapponese, “A me basta correre più veloce di te!”.


I sassi della vita


Il professore entrò quasi di soppiatto, in silenzio, camminando lentamente. Si sistemò accanto alla cattedra in piedi e iniziò la sua lezione.

Tirò fuori un grosso vaso con l’apertura larga e lo appoggiò sul tavolo davanti a sé. Estrasse quindi da sotto il tavolo alcuni sassi grossi come un pugno e con cura li sistemò all’interno del vaso, uno alla volta.
Quando il recipiente fu colmo fino all’orlo, chiese:” Vi sembra pieno?” Tutti risposero di sì. In silenzio il professore allungò il braccio sotto il tavolo e prese un secchiello colmo di ghiaia. Versò diversi ciottoli nel vaso, lo scosse per farli scivolare negli interstizi vuoti e domandò di nuovo:” Vi sembra pieno?”

Questa volta non tutti erano sicuri che lo fosse.
Nessuno dei ragazzi rispose.

Prese poi una brocca d’acqua e la versò nel vaso colmandolo fino all’orlo. Guardò a lungo i ragazzi che gli sedevano davanti e domandò:” Che cosa significa quello che vi ho mostrato?” 
Nessuno rispose.

“Quanto vi ho mostrato” disse l’insegnante “sta a significare che se nel vaso non si mettono per primi i grossi sassi, non ci sarà modo, poi, di farceli entrare.” “Quali sono i grossi sassi della vostra vita?” – continuò l’insegnante – “Sono le cose più importanti: sono i vostri sogni, la salute, una giusta causa per cui lottare, il tempo che trascorrerete con i vostri cari, il tempo che dedicherete agli altri.

Ricordate di inserire nella vostra vita prima le cose importanti o vivrete solo di piccole cose.”



I due taglialegna

I due taglialegna vivevano nello stesso paesino alle pendici della montagna. 
Si conoscevano in quanto frequentavano gli stessi luoghi del paese.
Uno era alto e robusto, molto forte. Aveva un carattere orgoglioso ed estroverso, era esuberante e spavaldo.
L'altro era più piccolo e taciturno, gli piaceva ascoltare gli altri.
Il loro lavoro di taglialegna gli permetteva di vivere e mantenere dignitosamente la famiglia.


Ogni mattina, in autunno e in inverno, si alzavano molto presto, prendevano la loro accetta e gli attrezzi e si dirigevano verso la collina.
Il bosco della collina era molto fitto ed il loro compito era quello di selezionare ed abbattere gli alberi per permettere la crescita ordinata delle piante.

Il taglialegna più robusto parlava e raccontava quello che era successo al bar; l'altro taglialegna ascoltava in silenzio il compagno di viaggio.

Quel giorno di novembre si trovarono camminando all'uscita del paese e insieme si diressero verso il bosco. 
Raggiunto il bosco si sistemarono in zone vicine dove iniziarono il loro lavoro.


L'uomo più robusto cominciò a vibrare forti fendenti con la sua accetta. Era instancabile, non si fermava un momento.
L'altro taglialegna lavorava di continuo con energia, ma circa ogni ora, si allontanava con la sua accetta e ritornava sul lavoro dopo qualche minuto.
Il tempo passava veloce. Si fermarono a mezzogiorno  a mangiare quello che si erano portati da casa. Riprese quindi il lavoro.


Il pomeriggio trascorse veloce e prima del buio, insieme si fermarono.
Il taglialegne più robusto si avvicinò al suo compagno e gli chiese:


"Quanti alberi hai tagliato? Io ne ho tagliati sei!!"
"Ne ho tagliati otto" rispose l'altro taglialegna.
"Ma come hai fatto a tagliarne più di me? Io non mi sono mai fermato, mentre tu ogni ora ti allontanavi dl lavoro. Ma cosa facevi quando ti allontanavi??" aggiunse il taglialegna più robusto.

"Ogni ora io sospendo il mio lavoro e mi allontano perchè devo affilare la mia accetta. Con L'accetta affilata, si produce molto più lavoro e si fatica molto meno".


Obbiettivi e motivazione



 



Ma chi sono??

Chi sono io?
Chiese un giovane a un maestro di spiritualità.

Sei quello che pensi...! Rispose il saggio.
Te lo spiego con una breve storia: 
Un giorno, dalle mura di una città, al tramonto si videro dell persone che si abbracciavano, sulla linea dell'orizzonte.

"Sono un papà e una mamma".
Pensò una bambina innocente.

"Sono due amanti". 
Pensò un uomo dal cuore torbido.  

"Sono due amici che s'incontrano dopo molti anni". 
Pensò un uomo solo.  

"Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare". 
Pensò un uomo avido di denaro.  

"É un uomo che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra". 
Pensò una donna dall'animo tenero. 

"É una figlia che abbraccia il padre di ritorno da un viaggio". 
Pensò un uomo addolorato per la morte di una figlia. 

"Sono due innamorati". 
Pensò una fanciulla che sognava l'amore.  

"Sono due uomini che lottano all'ultimo sangue". 
Pensò un assassino.  

"Chissà perché si abbracciano". 
Pensò un uomo dal cuore arido.  

"Che bello vedere due persone che si abbracciano!" 
Pensò un uomo di Dio. 

Ogni pensiero, concluse il maestro, rivela quello che sei.  





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