giovedì 20 ottobre 2011

Il mondo è cambiato – vecchie professionalità affondano, nuove professionalità emergono


Ci sono tre gruppi di persone particolarmente in difficoltà, in questo momento storico:
Il primo è quello dei giovani (specialmente 30-35 anni), che qualcuno chiama in modo eclatante la “generazione 1.000 euro“.
Un esercito di giovani menti, ultra preparate, alcune plurilaureate, che non trovano un lavoro decente, e che quando lo trovano (nella migliore delle ipotesi) non è certamente un lavoro fisso.
Questi sono i figli del “mito” educativo degli ultimi 50 anni: “studia, laureati come io (padre) non ho potuto fare, che così potrai costruirti un futuro in qualche grande azienda”.
Il secondo è quello dei “professionisti vecchio stile”, di solito più avanti con l’età, che oggi fanno una fatica terribile ad acquisire nuovi clienti, a mantenere un tenore di vita decente, e che tutto d’un tratto non vedono più prospettive di crescita per il futuro.
In questo gruppo rientrano anche tutti coloro che avevano un “buon lavoro” fino a poco tempo fa, e che ora o sono rimasti a casa, oppure quel buon lavoro non è più tanto buono, perché le condizioni economiche sono cambiate…
Il terzo è quello degli imprenditori, o aspiranti tali, e/o individui animati da un forte spirito “imprenditoriale”. Un tempo era (relativamente) facile “decollare” con una buona idea imprenditoriale. Qualche sbaglio, qualche “caduta” e poi ci si rialzava, spesso fortificati dalle esperienze (e dagli sbagli) precedenti.
Oggi è cambiato tutto. Una fiscalità “cattiva”, illogica e senza criterio (pensata a tavolino da burocrati con zero esperienza imprenditoriale) e le mutate condizioni economiche rendono difficilissimo (per non dire improbabile) ciò che un tempo era “ordinaria amministrazione” (cioè: avviare e far crescere un’azienda piccola, ma sana, profittevole).
Che tu faccia parte del gruppo uno, due o tre: questo report è pensato per te!
Scopo di questo articolo è quello di:
  • aiutarti ad analizzare la situazione attuale con occhi diversi
  • svelare in quale direzione sta andando il cambiamento

Il mondo com’era prima, il mondo com’è adesso
Verrebbe da dire: “ti hanno mentito!”.
Per una vita ti hanno raccontato che studiando a scuola e nelle università avresti ottenuto una posizione sociale di rilievo.
Per anni ti hanno detto che la tua professionalità si costruisce negli ambienti accademici, con lauree, master e post master di ultra specializzazione.
Per anni ti sei impegnato a fare bene ciò che ti è stato detto, a fare il tuo lavoro.
E oggi ti ritrovi in una posizione che non ti soddisfa: con prospettive che non ti soddisfano e un tenore di vita che non ti soddisfa.
Com’è possibile questo?
Semplice, si può spiegare come… “time lag”.
Ovvero quel fenomeno per cui le scelte della tua vita sono state fatte sulla base dei consigli delle persone di cui ti fidavi: genitori, insegnanti, “tessuto sociale”.
Il problema non sta nella cattiva fede di chi ti ha consigliato. Il problema sta nel “lag”, cioè: dal periodo in cui quei consigli sono stati formulati, a quando tu sei diventato pronto a raccogliere i “frutti” (sperati) di quei consigli… il mondo è completamente cambiato!
Ed è cambiato con una forza e una velocità che era difficile immaginare appena 20-30 anni fa.
Così oggi scopri che l’avvento delle nuove tecnologie ha reso superflue o meno rilevanti (e quindi meno retribuite) molte vecchie professioni.
Scopri che l’avvento dell’era dell’informazione (Internet) ha cambiato le regole del gioco, e alzato il livello di concorrenza.
Scopri che le aziende, oggi, per sopravvivere hanno bisogno di una flessibilità enorme, di una propensione al cambiamento che un tempo non era richiesta: proprio perché oggi è diventato così difficile posizionarsi stabilmente in un buon mercato!
E flessibilità (visto dalla parte dei “dipendenti”) vuol dire contratti a progetto. Vuol dire puntare meno sulle persone. Vuol dire che c’è meno spazio per i semplici “esecutori”, mentre c’è più spazio per chi sa risolvere problemi.
Ecco perché la professione “fissa”, con crescita “costante nel tempo”, benefit e soddisfazione, è sempre più un ricordo del passato.
Ecco perché i consulenti che oggi chiamo “vecchio stile” fanno sempre più fatica a lavorare – perché lavorano con strategie pensate per un’altra generazione, che non esiste più.
Il mondo è cambiato: e tu ti trovi li a “combattere” la tua battaglia per il benessere, con una preparazione inadeguata, progettata per un mondo totalmente diverso
Ora è assurdo continuare a sbattere la testa contro un muro pensando che un giorno “la crisi finirà”, e che finalmente tutto tornerà come prima.
Perché assolutamente nulla tornerà come prima.
E questa è la più bella notizia che tu potresti ricevere.
Ecco perché:

Nuovo mondo = Nuove opportunità

Qualcuno forse sta cercando di metterti in testa l’idea che, in questo periodo di crisi,  …”tutti stanno male”.
Che “non ci sono soldi” per nessuno.
Che tutto è difficile e complicato.
Magari può anche venirti l’idea (malsana) che, in un momento così, ci saranno sicuramente persone “più laureate di me”, con più esperienza di me, più “titoli” rispetto a me, che avranno vita più facile di me.
Attenzione: perché, se stai pensando in questo modo, stai pensando ancora con i “vecchi parametri” di un mondo che non esiste più!
Di recente parlavo con un 33enne ingegnere che mi raccontava che ha un buon lavoro e una buona posizione.
2.000 euro netti al mese più i benefit (tipo la “macchina aziendale”).
Io ho pensato: che razza di “buon lavoro” è mai questo?!?
Come puoi con quella cifra sostenere bene una famiglia a quell’età (con tanto di bambino piccolo in arrivo)?
Beh, sai qual’è il suo problema (a mio avviso)? Che questo ragazzo si sentiva anche fortunato, solo per il fatto che i suoi amici e coetanei stavano peggio di lui.
Io però dico che questo NON è un buon modo di ragionare!
Così ho cercato, in modo delicato, di fargli capire che non è vero che TUTTI sono in difficoltà.
Anzi: in momento di difficoltà, c’è qualcuno che prospera più e meglio di tutti gli altri. Difficile pensarlo, ma è la verità.
E che la chiave per fare bene in questi momenti non è abbassare i propri standard, ma piuttosto posizionarsi professionalmente (rilocarsi in qualche caso) dalla parte di coloro che stanno facendo bene.
In momenti di cambiamento come questo, “fa bene” chi è in grado di risolvere problemi. Punto.
E chi è in grado di risolvere problemi, in questo periodo storico può guadagnarsi un prestigio, una ricchezza e uno stile di vita che sarebbero impossibili da realizzare in momenti “normali”…
Allora viene da chiedersi: quale problema affligge più di tutto le aziende oggi?
Cos’è che, se io potessi risolvere, mi darebbe lavoro, prestigio, un alto tenore di vita e più tempo per me?
Ovviamente di risposta ce n’è più di una, ma oggi voglio portare alla tua attenzione quella su cui io stesso sto costruendo la mia fortuna, presente e futura.
Il fatto che…

…oggi più che mai le aziende hanno bisogno di trovare nuovi clienti e fatturare di più!

Esatto: le aziende oggi sono in difficiltà perché – per via della crisi – i meccanismi di acquisizione clienti “tradizionali” sono sempre meno efficaci.
Un esempio su tutti? La pubblicità su cartelloni stradali.
Ad un occhio inesperto, viene da pensare che tutte quelle piccole aziende che si promuovno sulle “strade statali”… sappiano quello che stanno facendo.
E che magari siano lì proprio perché guadagnano da quell’azione pubblicitaria.
Invece la verità è un’altra: loro sono lì perché… si sentono meglio a stare lì, a sapere che (almeno) si stanno facendo un po’ di pubblicità.
Invece, non hanno la più pallida idea se quello che stanno facendo funzioni o meno.
La verità è che se tu vai da loro e, numeri alla mano, fai notare che stanno perdendo soldi
…se tu vai da loro ad effettuare una diagnosi della loro situazione di marketing (cosa che si impara a fare piuttosto velocemente)…
…. beh, ti assicuro che saranno molto ben propensi ad ascoltare ciò che tu avrai da dire!
E senza guardare il tuo “CV”, ma guardando i risultati, i ragionamenti e le soluzioni alternative che sei in grado di proporre.
E’ paradossale, ma in questo “nuovo mondo” alla domanda:

“Scusi, lei ha fatto un master di marketing alla Bocconi”?
La risposta dovrebbe essere. “Per fortuna no”!

Questo chiaramente senza nulla togliere ai contenuti dei Master Bocconi, che ha finalità diverse (ma a volte converrebbe chiedersi in modo più approfondito se è meglio un master in marketing o un’attività indipendente).
Come ti dicevo, sono finiti i tempi in cui all’azienda interessavano i tuoi “pezzi di carta”.
Oggi le aziende non hanno più voglia di leggere il tuo curriculum.
Oggi le aziende vogliono risultati, vogliono analisi puntigliose, ma soprattutto vogliono capire cosa devono fare.
Hanno bisogno che qualcuno (magari tu) li prenda per mano, e li faccia uscire da questa situazione difficile.
E la cosa contro-intuitiva è che imparare a creare risultati concreti e misurabili per le aziende, non signifia studiare anni e anni decine di tecniche e casi studio del passato.
Imparare a creare risultati significa invece studiare quel 20% di informazioni che riescono a farti ottenere l’80% dei risultati.
Dopodiché tutto il resto si riassume con una parola sola: esperienza sul campo.
Cioè: “riesce” cento volte meglio chi, con quel 20% di informazioni in mano, si mette operativamente sul campo a fare esperienza diretta, a parlare con i potenziali clienti…
… rispetto a chi quello stesso tempo lo usa per studiare, studiare e ancora studiare (approccio “classico”).
Ecco perché io penso questo: oggi conviene frequentare percorsi di studio brevi, operativi e, meglio ancora, dove sei seguito individualmente da un tutor su casi reali
…Ancora meglio: se questi casi reali ti vengono procurati e messi a disposizione dalla stessa scuola!
Fonte: web



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